Se New York fosse un abito sarebbe....featured in Nuok




Un mese fa mi hanno chiesto di partecipare ad uno speciale sul sito Nuok (dedicato alla Grande Mela e non solo), che avrebbe dato spazio ad alcune fashion bloggers italiane, selezionate dalla Redazione del sito, per  interpretare il concetto ' Se New York fosse un abito'.
Devo ammettere che è stato molto divertente preparare le foto, anche perchè nel mio blog non se ne vedono spesso - comunque ho pensato di immortalare due stili che da sempre vengono associati nell'immaginario collettivo a New York City: quello dell' Upper Side, della favolosa e scintillante, Manhattan, fatto di begli abiti, costosi accessori e vita mondana e quello del Bronx, il rovescio della medaglia, la parte povera, il ghetto - crocevia però di numerose culture e tendenze, forse anche in misura maggiore di quelle sollevate dalla ricca socialitè che popola Manhattan.
Ed ecco il risultato, vi riporto anche il testo del mio articolo - spero vi piaccia!






New York da sempre rappresenta nell’immaginario collettivo il posto in cui tutto è possibile, la città ‘magica’ dove i sogni volendo diventano realtà per tutti senza distinzioni. Questo grazie al mito del ‘self made man’, tutto americano che ha influenzato, in seguito, anche l’ Europa ed il resto del mondo,  e alla grande cinematografia che ha fatto sognare generazioni e generazioni, raccontando storie che ci hanno fatto piangere, ridere, sperare e amare New York. New York è, però, anche la città delle contrapposizioni: bianco e nero, ricco e povero, ghetto e upper side -  e forse proprio in questo risiede la sua unicità, nel fatto che nella Grande Mela, se vuoi, se ci credi, puoi passare da una condizione all’altra (in entrambe le direzioni!); questo è il concetto che spesso passa a chi la guarda da lontano e per chi decide di andarvi a vivere, lì i sogni sembrano più a portata di mano.”







“Forse la realtà non è questa, forse la cinematografia ha creato mille castelli, facendoci credere nell’American Dream attraverso le sue storie a lieto fine, di riflesso, infatti, dalla cronaca ci giunge una realtà spesso molto più dura (chi dimentica l’11 settembre 2001?); in una città che conta milioni di abitanti c’è ancora tanta discriminazione, tanto razzismo, tanta omofobia, tante cose che non funzionano… Nonostante ciò si va avanti, il meltin pot che caratterizza la città emerge anche dal modo di vestire: mille modi di vivere, mille modi di essere, altrettanti di vestire. New York può essere un abito da sera  di Michael Kors o Vera Wang sfoggiato in un party a Manhattan con ai piedi un paio di Jimmy Choo, ma anche una tuta Juicy Couture per correre a Central Park, un completo elegante e minimal firmato Calvin Klein per chi lavora a Wall Street, oppure un jeans largo e berretto York per chi rappa nel Queens – New York è una giravolta di abiti, una sfilata a cielo aperto, è lei che detta le tendenze, perchè la gente trova la sua dimensione ed in base a quella esprime se stessa nel vestire.”

Un grazie in particolare a Marco Gianni per la post produzione delle foto e per aver reso la mia idea realtà ;)

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